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giovedì 11 febbraio 2016

La croce di Cima delle Dodici


Cima delle Dodici - Croce
Le croci sono simboli che fanno paesaggio. Segnano un confine tra cielo e terra, per alcuni tra umano e divino. Segna e ha segnato un confine tra gli uomini, tra chi sta da una parte e chi da un'altra, tra chi sta dentro e chi sta fuori, tra puri e impuri, tra giusto e ingiusto. In suo nome in tanti hanno perso la vita. Per questo è un segno che ha attraversato la vita degli uomini, lasciando tracce spesso incancellabili. Ma ci sono uomini per i quali i confini non esistono perché sono posti da altri uomini, come loro.

“Forse su quella vetta la croce rimase in parte tricolore in parte nera; ma pastori e cacciatori non se ne curavano, e nemmeno i contrabbandieri; continuavano le loro attività come avevano sempre fatto. Quella montagna restava Freyjoch o Cima delle Dodici e l’antico e il nuovo esistevano insieme: Freya e il Cristo, Francesco Giuseppe e Vittorio Emanuele restavano lontani; l’uno a Vienna e l’altro a Roma. Poi venne la Grande Guerra e da ogni parte dell’Italia sabauda e  dell’Impero asburgico vennero qui gli uomini a morire a decine di migliaia. Ancora oggi ogni tanto affiorano le ossa spezzate.”

Mario Rigoni Stern – Sfida a Cima XII

domenica 24 maggio 2015

Quel silenzio del nonno

Cento anni fa mio nonno partiva per la guerra. Un fornaio di 23 anni, occhi chiari e denti guasti. Tornò come altri, come alcuni, 4 anni dopo. Non parlò mai della prima guerra e cercò con tutte le forze di schivare la seconda. Cosa c’era in quel silenzio? La burocrazia militare ha restituito questa risposta.

Bigoni Francesco
Figlio di: Gaetano  e di Poggi Cesara. Nato il: 21 luglio 1892 a  Ro - Circondario di: Ferrara.Statura:1,73½. Torace:m.0,88.Capelli:biondi. Forma: lisci. Occhi: cerulei.Colorito: roseo. Dentatura: guasta. Arte o professione: fornaio. Sa leggere: sì. Sa scrivere: sì

Altopiano di Asiago - Magnaboschi: zaini di soldati in azione
Chiamato alle armi per mobilitazione e giunto in territorio dichiarato in istato di guerra li 23 maggio 1915. Giunto nel 43° Reggimento Fanteria li 12 luglio 1915. Era presente al fatto d’armi di Plava Zagora (Medio Isonzo). Monte Lemerle Altipiano di Asiago Maggio 1915-1916 per i quali la fanteria del 43° Fanteria cui apparteneva ebbe la medaglia d’argento al valor militare R. D. 3.8.16. Campagna di guerra 1915. Campagna di guerra 1916. Campagna di guerra 1917-1918.

martedì 25 febbraio 2014

Il fascino di una mappa


Il Portule, la montagna di Mario, nella carta CAI
“Chiunque, o chi almeno sa leggere e scrivere, dovrebbe essere in grado di interpretare una carta topografica e su questa distinguere e vedere la superficie riprodotta. Prima di un’escursione, o anche di una semplice passeggiata, avanti di muovere i primi passi, è sempre utile studiare il percorso, immaginarlo nei dislivelli, nelle difficoltà e nelle distanze; pensare ai luoghi di sosta o di riposo, pensare alle strade, alle mulattiere, ai sentieri che seguiremo; ai boschi e ai pascoli; alle contrade, alle case o ai rifugi che incontreremo; alle superfici nude, alle rocce, alle salite facili o difficili che affronteremo. Ma una carta topografica ben fatta è anche un meraviglioso libro di storia naturale. Oggi, poi, che le moderne tecniche come la fotogrammetria aerea o da satellite possono darci carte come quelle che consulteremo, ogni cosa appare immediata anche a un occhio semplice ma attento, e sarà facile rintracciare un monte, una sorgente, un bosco, una busa, un canalone, una quota, come dall’alto di un uccello in volo. E poi, quando saremo ritornati a casa, anche a distanza di tempo e di luoghi, riguardando la carta ci sembrerà di rivivere la nostra escursione e di goderne ancora nel ricordo."
Mario Rigoni Stern

lunedì 3 dicembre 2012

L’escursione: Giro dei 5 Cimiteri dell'Altopiano

Cimitero austriaco Moschiag 3
Questo è un percorso nel paesaggio della memoria della Grande Guerra. Dai cimiteri austriaci Galmarara e Moschiag, a quello italiano dei soldati sardi della Brigata Sassari di Emilio Lussu, alle postazioni in trincea di Crocetta Zebio sulla conca verde di Asiago. La natura riesce a stento ad alleviare il senso di sofferenza al pensiero degli uomini in guerra che prende il fiato che accompagna il passo.  Ogni paese coltiva la memoria dei suoi morti in guerra in modo diverso. C'è chi come noi lo fa sotterandoli due volte in  ossari monumentali e chi, come le popolazioni del nord, affida ad una radura in un bosco di abeti rossi, ad una pietra, ad una croce piantata nella terra un ricordo intimo, profondo, naturalmente umano.

Percorso: Bivio Croce del Francese (mt. 1393) – Cimitero austriaco Galmarara (mt. 1445)  – Cimiteri Moschiag 1 e 2 (mt. 1486) – Cimitero Moschiag 3 (mt. 1513) – Bivacco Stadler (mt. 1605) – Cimitero Brigata Sassari (mt 1600) - Mina di Scalambron (mt. 1677) – Crocetta di Zebio (mt. 1708) – Casara Zebio Pastorile (mt. 1706) – Casara Zingarella (mt. 1706) – Malga Galmarara (mt. 1614) – Bivio Croce del Francese (mt. 1393). Durata: 5h. Sentieri: CAI 833 fino a Bivacco Stadler, CAI 832 fino a Casara Zebio Pastorile, Sentiero della Pace fino a Malga Zingarella, strada forestale fino a Croce del Francese . Periodo: maggio - ottobre. Note tecniche: visite ai luoghi dell'Ecomuseo della Grande Guerra delle Prealpi Vicentine . Punti di appoggio: Bivacco Stadler - Bivacco dell'Angelo - Malga Monte Zebio. Cartografia: Sentieri Altopiano dei Sette Comuni – Sezioni Vicentine CAI – 1:25.000 foglio Nord . Vitto e alloggio: Malga Galmarara tel. 0424.462177 – cell. 3387351751

Puoi continuare a camminare qui

sabato 17 novembre 2012

Raccontare con i piedi/ Luigi Meneghello

"Una volta nel bosco, da solo, stavo lì coi piedi su un greppo a fantasticare, come si finisce fatalmente col fare quando si è soli; vengono quei pensieri informi che si muovono lentamente e continuamente, e non concludono mai nulla, eppure sembra che abbiano dentro il veleno della verità. E' per questo forse che lodiamo la solitudine. [...] Questi pensieri si muovono, si muovono e non concludono. Però c'era questo di serio, sotto, che il bosco in quel momento mi pareva di sentire fortemente che cos'era, e dev'essere per questo che me ne ricordo, e inoltre perchè subito dopo sparai, e in quel mese sull'Altipiano ogni volta che c'erano spari mi restavano impressi."

Luigi Meneghello, I piccoli maestri, Rizzoli

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domenica 11 novembre 2012

Una casa di cortecce

Mario Rigoni Stern
"La mia terza casa fu un rifugio dell’inconscio e fisicamente non l’ho mai abitata. Dopo anni di guerra  mi ero ritrovato in un grande Lager, in un angolo molto triste della Prussia Orientale, ora diventato territorio dell’URSS. Baracche, reticolati, neve grigia. Disciplina spietata, fame da morire e tanti Gefangen stipati in una promiscuità anonima. Numeri non nomi. Su un foglio di carta chissà come trovato, con meticolosità e pazienza disegnai la casa che mi sarei costruita al ritorno. Il luogo che avevo scelto era lontano da altre abitazioni, in un bosco che conoscevo molto bene e all’incrocio di due carrarecce, su un piccolo rialzo. Ma questa casa era come una tana sotterranea, con un posto per dormire, un posto per il fuoco, un posto per una ventina di libri; avrei vissuto di caccia e di bosco, e di un piccolo orto dentro una radura. In questa casa seminterrata, fatta con tronchi e pietre, terra battuta e muschio e cortecce, era prevista ogni cosa necessaria alla mia vita, e dopo quanto avevo visto e provato mi pareva l’unica soluzione possibile della mia esistenza."

Mario Rigoni Stern, da Le mie quattro case