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| Dalla cima di Monte Adone |
Salendo da Brento in cima al Monte Adone,
in una giornata serena d’inverno, ci si ferma ad osservare il paesaggio della
Valle del Setta. Lo sguardo asseconda e accarezza la curva a strapiombo delle
pareti del Contrafforte, fino alla confluenza nella megalopoli padana, tenendo le Alpi all’orizzonte. In questi momenti, nella rigida
temperatura del mattino, se si fa mente locale, si può intuire il rumore della
risacca del mare. E’ quell’Adriatico delle origini che ha depositato durante il
Pliocene, sulle coste di questo bacino, giorno dopo giorno, per secoli e
millenni, i sedimenti terrestri in un ininterrotto riflusso delle maree,
consegnandoli, nell’epoca quaternaria, ai sussulti tettonici di una
Terra ancora inquieta. La costante azione degli agenti atmosferici ha
completato poi l’opera, modellando e stratificando questi residui in ardite
sculture di pietra, fossili e sabbia, molto simili a scogliere marine.



