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martedì 28 gennaio 2014

Cosa manca alla neve di oggi

Bologna sotto la neve di oggi
Oggi è caduta la neve in città. 
Mi è tornata alla mente una considerazione che faceva quel grande saggio che è stato Mario Rigoni Stern. Una volta i nostri vecchi avevano l’abitudine di segnare sul calendario il tempo atmosferico delle giornata a cui seguiva il lavoro svolto nei campi, nell’orto, nella legnaia o nel bosco, nella stalla come negli ovili o nel magazzino. Nel tempo e negli anni quel calendario diventava come un diario dove le ricorrenze metereologiche si mescolavano con le scadenze della mietitura, della vendemmia, del dissodamento, dell’aratura, del legnatico, che si intrecciavano con le feste civili e religiose, con i fatti della vita e della famiglia: le nascite, le morti, i matrimoni. E’ così che il tempo meteorologico diventava tempo di vita e non è un caso che anche le parole di certe lingue riuscissero a mantenere il senso profondo di un legame con la terra abitata, con il paesaggio a cui si sentiva di appartenere.  
In Sentieri sotto la neve, Mario Rigoni Stern ricorda come nell’antica lingua cimbra, quasi scomparsa dall’Altopiano di Asiago, la neve aveva tanti nomi diversi per ogni stagione, per ogni paesaggio.

domenica 18 agosto 2013

Scrivere con i piedi/ Giovanni Cenacchi

Giovanni Cenacchi sul Corno alle Scale
"Passeggiare, scrivere. Non si può raccontare una passeggiata subito dopo la fine del sentiero. Succede così: gli incontri, i panorami, e persino il proprio umore risaltano più vivi soltanto più tardi, magari dopo qualche giorno. Bisogna aspettare e saper dimenticare, aspettare che le cose tornino e finalmente esistano.


E' forse perchè una passeggiata è già un racconto, la linea di una narrazione, una prosa in cui però sono indivisi lettura e scrittura."

Giovanni Cenacchi camminatore ancora troppo inedito
in I monti orfici di Dino Campana - Un saggio, dieci passeggiate

giovedì 3 gennaio 2013

Ultental - La lingua di un luogo

Sono arrivato nella Ultental. Di seguito due passeggiate invernali nella valle a partire da St. Walburg. Due itinerari per fare gamba e fiato, senza asperità, senza difficoltà, senza ciaspole, ma nella neve. Due passeggiate per avere un’idea di che cosa è una valle alpina che vive nella cultura del maso, quando li vedi arrampicati sui pendii più scoscesi, dove il pascolo sconfina nella roccia. Per camminare qui con un minimo di cognizione bisogna rendersi famigliari i nomi dei luoghi, delle montagne e dei sentieri, immergersi in essi, farli diventare i propri punti di riferimento nella mappa mentale con cui costruiamo o ricostruiamo il percorso. Occorre però abbandonare la facile scorciatoia del bilinguismo altoatesino, cercando il rassicurante toponimo italiano, se non si vuole cadere rapidamente nello spaesamento. Meglio la fatica della lettura, anche a posteriori, sulla mappa o quella paziente dei segnavia, facendo l'orecchio a suoni all’apparenza difficili. Un luogo è anche una lingua, la sua lingua, quando si percepisce che una parola descrive un luogo ed anche il suo suono è parte del significato di quel luogo.