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martedì 25 febbraio 2014

Il fascino di una mappa


Il Portule, la montagna di Mario, nella carta CAI
“Chiunque, o chi almeno sa leggere e scrivere, dovrebbe essere in grado di interpretare una carta topografica e su questa distinguere e vedere la superficie riprodotta. Prima di un’escursione, o anche di una semplice passeggiata, avanti di muovere i primi passi, è sempre utile studiare il percorso, immaginarlo nei dislivelli, nelle difficoltà e nelle distanze; pensare ai luoghi di sosta o di riposo, pensare alle strade, alle mulattiere, ai sentieri che seguiremo; ai boschi e ai pascoli; alle contrade, alle case o ai rifugi che incontreremo; alle superfici nude, alle rocce, alle salite facili o difficili che affronteremo. Ma una carta topografica ben fatta è anche un meraviglioso libro di storia naturale. Oggi, poi, che le moderne tecniche come la fotogrammetria aerea o da satellite possono darci carte come quelle che consulteremo, ogni cosa appare immediata anche a un occhio semplice ma attento, e sarà facile rintracciare un monte, una sorgente, un bosco, una busa, un canalone, una quota, come dall’alto di un uccello in volo. E poi, quando saremo ritornati a casa, anche a distanza di tempo e di luoghi, riguardando la carta ci sembrerà di rivivere la nostra escursione e di goderne ancora nel ricordo."
Mario Rigoni Stern

martedì 28 gennaio 2014

Cosa manca alla neve di oggi

Bologna sotto la neve di oggi
Oggi è caduta la neve in città. 
Mi è tornata alla mente una considerazione che faceva quel grande saggio che è stato Mario Rigoni Stern. Una volta i nostri vecchi avevano l’abitudine di segnare sul calendario il tempo atmosferico delle giornata a cui seguiva il lavoro svolto nei campi, nell’orto, nella legnaia o nel bosco, nella stalla come negli ovili o nel magazzino. Nel tempo e negli anni quel calendario diventava come un diario dove le ricorrenze metereologiche si mescolavano con le scadenze della mietitura, della vendemmia, del dissodamento, dell’aratura, del legnatico, che si intrecciavano con le feste civili e religiose, con i fatti della vita e della famiglia: le nascite, le morti, i matrimoni. E’ così che il tempo meteorologico diventava tempo di vita e non è un caso che anche le parole di certe lingue riuscissero a mantenere il senso profondo di un legame con la terra abitata, con il paesaggio a cui si sentiva di appartenere.  
In Sentieri sotto la neve, Mario Rigoni Stern ricorda come nell’antica lingua cimbra, quasi scomparsa dall’Altopiano di Asiago, la neve aveva tanti nomi diversi per ogni stagione, per ogni paesaggio.

mercoledì 16 gennaio 2013

Oggi è arrivata la neve

Dove stiamo andando?
"Ma dov'è questo freddo che giornali e televisioni ci vogliono far credere? Freddo polare, freddo siberiano, bufere di neve, strade ingolfate [... ] E' che noi uomini abbiamo la memoria corta, e chi ce la vuole ravvivare non ne ha. Pochi sono quelli che sull'agenda scrivono le temperature, le precipitazioni, i cambiamenti del clima. Solo affari, solo appuntamenti; una volta erano certamente di più gli uomini che usavano annotare anche le cose della natura, perchè ora si vive con artifizi, ossia con espedienti diretti a ottenere effetti estranei all'ordine naturale.
Prova, lettore, a immaginare una fatto importante della tua vita localizzandolo nel luogo e nella stagione e prova a ricordare com'era il tempo. Freddo? Caldo? Era sereno il cielo? Raffrontalo con l'oggi e vedrai che gli eccessi, le esagerazioni sono più volte fuori tempo"
Mario Rigoni Stern, Stagioni

domenica 11 novembre 2012

Una casa di cortecce

Mario Rigoni Stern
"La mia terza casa fu un rifugio dell’inconscio e fisicamente non l’ho mai abitata. Dopo anni di guerra  mi ero ritrovato in un grande Lager, in un angolo molto triste della Prussia Orientale, ora diventato territorio dell’URSS. Baracche, reticolati, neve grigia. Disciplina spietata, fame da morire e tanti Gefangen stipati in una promiscuità anonima. Numeri non nomi. Su un foglio di carta chissà come trovato, con meticolosità e pazienza disegnai la casa che mi sarei costruita al ritorno. Il luogo che avevo scelto era lontano da altre abitazioni, in un bosco che conoscevo molto bene e all’incrocio di due carrarecce, su un piccolo rialzo. Ma questa casa era come una tana sotterranea, con un posto per dormire, un posto per il fuoco, un posto per una ventina di libri; avrei vissuto di caccia e di bosco, e di un piccolo orto dentro una radura. In questa casa seminterrata, fatta con tronchi e pietre, terra battuta e muschio e cortecce, era prevista ogni cosa necessaria alla mia vita, e dopo quanto avevo visto e provato mi pareva l’unica soluzione possibile della mia esistenza."

Mario Rigoni Stern, da Le mie quattro case