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| Monte Pisanino |
Ci sono storie che
fanno un paesaggio. Così almeno capita camminando sulle Apuane. Appena usciti dall’abitato
di Vagli di Sopra, il sentiero 177 sale ripido al cospetto della Roccandagia, fino al verde prativo di Campocatino, seminato dalle vecchie e
stentate casupole dei pastori, oggi ristrutturate per sobri soggiorni estivi,
per poi tuffarsi in un bosco di faggi inquieti, tra rocce aspre. Rimanendo in
costa e curvando verso SO, si esce al sole di questo ottobre estivo e gli occhi
vengono colpiti da un’abbagliante luce bianca, tra il folto degli alberi, tanto
che le mani cercano appoggio al ripido pendio del monte per tenere l’equilibrio.
Sotto di noi si aprono le voragini squadrate delle Cave Campaccio e Scagli, Freddia e Bacalario percorse dalle nervose
strade bianche del marmo. Si cerca ristoro da tanto chiarore volgendosi al
cielo sereno dove in alto spicca la perfetta forma piramidale del Monte Pisanino. Una montagna come
quelle che si disegnavano da bambini sui quaderni a quadretti, con due tratti netti
che si congiungono in un punto a formare un angolo acuto, come la punta di
quegli aeroplani di carta che solcavano, per un breve tratto, l’aria sospesa dei
pomeriggi di gioco. Sembra di poterla toccare con la mano questa montagna tanto
la sua imponenza la rende prossima. Lo sguardo sembra poter colmare in un balzo
la distanza, mentre sono almeno due i chilometri che ci separano, e non solo
quelli.

