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venerdì 17 aprile 2015

Il bisogno di orizzonte

“Cosa ci fai qui?” chiedo sorpreso. “Oggi ho bisogno di ampi orizzonti” risponde la collega.
Ci incontriamo a Medelana, dove il sentiero CAI 140 incontra l’asfalto. Io sono a metà del percorso, lei, con un’amica, sta per cominciare il suo cammino. Ci scambiamo alcune informazioni sui sentieri e ci promettiamo di rivederci nei giorni successivi per raccontarci le impressioni sulle nostre camminate. Quel bisogno di ampi orizzonti resta però nell’aria e nella mente. Sarà che la dose quotidiana di orizzonte l’ho già respirata e l’ho ancora nei polmoni. Sono partito da Lama di Reno e il sentiero è salito ripido in un bosco di faggi e poi progressivamente si è allargato in carrareccia da Monazzo a Collina. Ha accarezzato le curve dei pendii fino ad aprirsi, tra Calvane e Monte Terranera, in ampi squarci panoramici su S. Luca e la pianura. Qui il passo si è disteso e il respiro si è liberato, di fronte a tanta ampiezza di veduta, in una sensazione di sollievo.
Da dove nasce questo bisogno di orizzonte? Questa sensazione di sollievo? La risposta è ovvia: da una mancanza di orizzonte, da un respiro ansioso, da un passo contratto che spesso descrive la nostra quotidianità.

mercoledì 29 ottobre 2014

Il passo del Cinno

Bruno Monti: il Cinno
Bruno Monti ha fatto il suo ultimo passo in questo mondo ed erano in tanti a salutarlo presso il Municipio di Casalecchiodi Reno. Per alcuni è già oltre, per molti rimarrà sempre, per altri è cenere in un’urna. Molti hanno un ricordo intenso di lui e pensieri e parole più adatte di queste, perché hanno goduto della vicinanza, dell’affetto, dell’amicizia e della solidarietà della sua persona.
Ora Bruno ha varcato la soglia del ricordo e l’ha fatto con il suo passo da partigiano e proprio questo passo vorrei tenermi caro. Il movimento deciso e ampio delle sue gambe corte e quella spinta in avanti del suo piccolo corpo, che trasmetteva certezza e determinazione nella direzione, insieme a slancio ed entusiasmo. Sono convinto che era lo stesso passo che fece quando nell’aprile del ’44 entrò nella 63°Brigata Bolero, a sedici anni, per fare da raccordo tra i GAP cittadini e i gruppi della montagna, con il nome di battaglia "il Cinno", il ragazzino. Era lo stesso passo che fece quando varcò la soglia del carcere tra il marzo e l’aprile del ’45, prima di vedere la liberazione di Bologna. Lo stesso che lo portò a seguire un’ideale in Unione Sovietica, da cui tornò senza mai raccontare tutto fino in fondo. Era il passo con cui apriva la porta di centinaia di aule scolastiche per raccontare ai bambini e ai ragazzi che cos’è stata la lotta di Liberazione e le ragioni della Resistenza, senza mai pensare che fossero del tutto al sicuro nelle istituzioni repubblicane. Era quel passo che lo portava spesso a Monte Sole a raccontare da testimone la storia di una strage che ancora lascia increduli e che lo ha portato, pochi giorni prima della fine, ancora una volta sul luogo dell'Eccidio del cavalcavia del 10 ottobre del '44. 

domenica 5 gennaio 2014

Il sentiero sulla scogliera di Etretat


Le scogliere di Etretat
"La cittadina di Etretat, inarcata a mezzaluna, con le bianche scogliere, i ciottoli bianchi e il mare azzurro, riposava sotto il sole di una splendida giornata di luglio. Alle due estremità della mezzaluna, le due porte, la piccola a destra, la grande a sinistra, protendevano nell’acqua tranquilla, l’una il suo piede di nana, l’altra la sua gamba di colosso; e la guglia alta quasi quanto la scogliera, larga alla base e sottile in cima, puntava verso il cielo la sua testa aguzza.”   
Così Guy de Maupassant, nella novella La Modella, descrive Etretat, un lontano passato di paese di poveri pescatori e un florido presente di centro turistico della Normandia, cominciato nell’800 ospitando maestri della pittura come Delacroix, Courbet, Boudin e Monet, scrittori come Maupassant e musicisti come Offenbach. E non ci sono parole più precise per descrivere l’arco che le scogliere disegnano intorno al centro abitato. Ma più ancora che al paese, al suo lungomare affollato di bagnanti, è alla scogliera che occorre rivolgere il passo. La Grand Randonée 21 passa di qui. E’ un sentiero di 92 km da Le Havre a Veulette sur Mer, che corre lungo la costa, in gran parte sulla scogliera, immergendosi nei campi e attraversando valli, porti e paesi. 

mercoledì 26 dicembre 2012

Pensare con i piedi/ David Le Breton

"Il sentiero, così come la strada, è un ricordo inciso nel vivo della terra, che si esprime nelle nervature del suolo, dell'infinita serie di viandanti che hanno frequentato i luoghi nel corso del tempo, una sorta di legame solidale che unisce le generazioni attraverso il paesaggio. La firma infinitesimale di ogni passante vi è inscritta, seppure indiscernibile.[...] Una strada di terra e un sentiero hanno uno spessore di vita, condensano una umanità o un'animalità tangibili: orme di piedi umani, di cavallo, di mucca e così via; pozzanghere di pioggia, tappeti di neve, erbe alte, ortiche."
David Le Breton, Il mondo a piedi, Feltrinelli