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giovedì 2 gennaio 2014

Paesaggi dell'indifferenza


Monti Simbruini - Campo dell'Osso
Dei fatti di Monte Livata di questi giorni, insieme con il sollievo per le vite salvate, colpisce la facilità con cui la donna ha perso l’orientamento nel bosco innevato tra Campo dell'Osso, Monna dell'Orso e Acqua del Piccione e lo stato di smarrimento fisico e psicologico che ha condizionato le sue azioni successive. Colpisce il senso di spaesamento che caratterizza ormai il nostro rapporto con la natura selvatica, determinato da una distanza culturale sempre più incolmabile che ci separa da essa e da una disabitudine al contatto fisico che ce la rende estranea e immediatamente ostile, quando non si presenta in una forma addomesticata, magari da un impianto di risalita. Nel comportamento dei bambini stupisce invece la capacità quasi animalesca di adattamento alla situazione: cadere in un dirupo, dormire su un albero, al riparo di un anfratto tra le rocce, ascoltare il rumore dei botti di fine anno come eco lontana di una festa di paese. Il padre li ha chiamati eroi da cui prendere esempio per sopravvivere alla natura. Qualcuno invece li ha paragonati ad Hansel e Gretel sperduti nel bosco. I giornali hanno concentrato tutta la loro attenzione sui personaggi umani di questa storia, sui particolari anche morbosi e scabrosi di ognuno: il calzino perduto del bambino, le lacrime del soccorritore, la depressione della madre, la giustizia in agguato. Nei resoconti non una parola viene spesa per l’ambiente selvatico dei Monti Simbruini; appare come uno sfondo, quando nei fatti è uno dei protagonisti principali di questa storia. 
Indifferenti alla natura ci ripaga con la stessa indifferenza. 

lunedì 29 luglio 2013

Una seggiovia in spiaggia

Seggiovia a Lido di Spina (FE)
Nel 1968 c'era chi pensava che in spiaggia si dovesse arrivare come in cima ad una montagna, non a piedi, ma in seggiovia. Negli anni '60 le persone erano dominate dall'idea fissa di ridurre le distanze, di colmare gli spazi, di accorciare il tempo. Un'idea di modernità che cercava di superare la fatica del lavoro e del camminare, di scavalcare con un balzo meccanico i limiti imposti dalla natura e dal territorio, di ridurre o addirittura cancellare con la velocità di un sorpasso, i tempi lunghi che avevano scandito per secoli la vita di una società contadina e pastorale. E' stato chiamato miracolo italiano. Oggi magari possiamo sorridere di una seggiovia in spiaggia. Ma conviene riflettere sul nostro sorriso, magari facendo una camminata di sera, cercando le lucciole scomparse

Fotografia: Keystone/Getty Images