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mercoledì 19 novembre 2014

Boccaor e l'innocenza del paesaggio


Questo è un luogo che ha perso la sua innocenza. 
Questo pensiero ti coglie come un colpo di fucile, quando arrivi sul crinale tra le cime del Monte Boccaor e del Monte Meatte, salendo dalla Valle di San Liberale, lungo il sentiero CAI 153. Un colpo solo, che rimbomba tra le nuvole basse, nell’aria umida densa di pioggia  e ti tasti per sentire se ha colpito nel segno. 
Ti  guardi intorno smarrito perché non c’è orizzonte o giro di monti con cui orientarti. Sul crinale, tra la nebbia, segui il filo dei passi e il sentiero, senza quasi che te ne accorgi, s’infila in una trincea della Grande Guerra che  ti accoglie e ti avvolge: una parete di terra e sassi che arrivano al petto. Abbassi lo sguardo e vedi il fango che imbratta gli scarponi da escursionismo  e ne immagini altri chiodati e lerci di escrementi, vomito  e sangue che ristagnano nauseati piuttosto che uscire allo scoperto. Alzi lo sguardo e segui la lunga ferita scura che corre sul cotico erboso, scavata seguendo il profilo del crinale, ad un passo dal dirupo, come la ruga profonda su un volto smagrito.

lunedì 3 febbraio 2014

Siamo una frana

La mappa delle frane in Emilia Romagna
L’articolo del Corriere della Sera di questi giorni sembra un bollettino di guerra. Elenca le strade della provincia interessate dalle frane sull’Appennino. Le piogge sono state copiose e costanti, a tratti  violente e così continuerà per altri giorni. Fiumi come il Reno e il Secchia si sono ingrossati e gli allarmi della Protezione civile si susseguono sulla base delle previsioni meteorologiche. Lungo tutto il crinale appenninico i fronti franosi si sono rimessi in movimento. La montagna ha ripreso il suo cammino verso valle.
Niente che non fosse prevedibile. Le mappe regionali e nazionali  delle frane descrivono la storia e la dimensione del dissesto idrogeologico del nostro paese come una grande questione nazionale, al pari della disoccupazione giovanile, della lotta alle mafie, delle riforme istituzionali, ma senza la stessa attenzione.  La maggior parte delle cronache raccontano con toni allarmati solo l’emergenza ma non  sempre scavano sotto la superficie della notizia del giorno. Preferiscono far franare a valle dell’opinione pubblica episodi tragici, vissuti difficili, immagini desolanti e invettive estemporanee, come detriti della comunicazione, perché tutto si fermi lì, fino alla prossima emergenza. Raccontano spesso la stessa storia: la tranquilla vita dell’uomo sconvolta da una natura scatenata e ostile. Ma è proprio così?