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| Bonjour Monsieur Courbet |
Cammino
randagio nella sezione genetica de La Villette di Parigi e mi accorgo che senza
l’errore, senza la casuale combinazione di fattori, senza la
deviazione episodica dalla diritta via della ripetitività dei comportamenti umani
e animali, non vi sarebbe stata evoluzione e quindi vita. Esiste quindi un
errore creativo. Come distinguerlo da un errore distruttivo? Errare è quindi
umano, ma è soprattutto vitale. Quando errare diventa vitale? Dante smarrisce
la diritta via in una selva e si incammina lungo la più difficile strada
dell’inferno, del purgatorio e del paradiso, in un viaggio nella vita
dell’uomo, della storia, della divinità. Errare
è diventato sinonimo negativo del camminare, deviazione dalla retta via dettata
prima di tutto dalla religione cristiana e dai suoi comandamenti. Via, Verità e
Vita sono le tre V del cammino nella luce di Cristo, ci insegnavano da piccoli:
la Via sta nella Verità che sta nella
Vita, solo se consacrata al Cristo. Sarà per questo che la Chiesa ha così tante
resistenze ad ammettere l’evoluzionismo, fondato sul caso, sulla possibilità
dell’errore, su una costante erranza della vita, che non ammette diritte vie
precostituite. Sarà per questo che la diritta via, spesso rappresentata dalla
legge, ha punito per tanto tempo l’erranza, il vagabondaggio, il nomadismo del
singolo come di un intero popolo, confinandolo ai margini della società, spesso
nella categoria dell’errore sociale, come pericolosa alterità.
